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VIII° Congresso della Filt di Foggia

relazione del segretario generale - Trasporti: asse portante per lo sviluppo del territorio

21.12.2005 - Un ringraziamento ai Signori invitati alle Compagne e ai Compagni,anche in nome e per conto di tutti i lavoratori dei trasporti iscritti, per la Vostra presenza qui oggi a questa celebrazione; VIII° Congresso della Filt di Foggia, in preparazione del XV° Congresso della CGIL.

Siamo chiamati ad un dibattito ed un approfondimento importante sulle tante questioni aperte nel nostro paese e non solo, con un’attenzione per quanto accade nel mondo del lavoro, ed in particolare nel settore dei trasporti, indispensabile per lo sviluppo del territorio. Il XV° Congresso della CGIL che si celebrerà dal primo al quattro di marzo 2006, sarà fortemente unitario; il Comitato Direttivo Nazionale di luglio 2005 ha licenziato un unico documento con solo tre tesi alternative.

Questo conferma la necessità di avviare e sviluppare un dibattito sulle condizioni del nostro paese a pochi mesi dalle elezioni politiche. Dal dibattito sviluppatosi nelle oltre venti assemblee precongressuali svolte, è emersa una consapevolezza e soddisfazione da parte di tutti gli intervenuti. La certezza che in ogni caso esiste una CGIL, molto unita e più che mai viva e battagliera, pur nel rispetto d’alcune differenze.

Un argine insuperabile a tutela dei diritti di lavoratori, pensionati e disoccupati. Questo nostro Congresso si celebra in un periodo storico di grandi tensioni internazionali. In Iraq, anche se qualcuno ha dichiarato la fine della guerra, continuano quotidianamente a morire, a causa d’attentati terroristici, decine e decine tra uomini, donne e purtroppo bambini; l’interminabile guerra tra Israele e Palestina, i milioni di bambini che muoiono in Africa per denutrizione e malattie varie, rappresentano il risultato dei gravi errori commessi dai paesi maggiormente industrializzati ed evoluti. Purtroppo facciamo poco, anzi, pochissimo per aiutare quei popoli.

L’occidente appare fragile e indifeso di fronte al pericolo che viene dal terrorismo dell’estremismo islamico. Nonostante le ingenti risorse finanziarie che si spendono per ricercare forme di difese tra le più disparate; non ultime le simulazioni d’attacchi nelle città più importanti delle diverse nazioni, ci accorgiamo di essere vulnerabili. Purtroppo, dopo Stati Uniti e Inghilterra, anche la nostra Italia risulta essere nel mirino dei terroristi. I nostri affetti più alti: le famiglie, i nostri figli sono in costante pericolo. Non si può continuare a vivere con questo terrore, anche perché, vi è la consapevolezza che con le armi e con la forza non si riuscirà mai a debellare questa piaga sociale. L’obiettivo principale da raggiungere, da parte dei Capi di Governo delle superpotenze, è LA PACE e la possibilità di convivenza senza sopraffazioni. L’auto determinazione dei popoli e l’aiuto ai paesi poveri non con elemosine, ma esportando tecnologie e impianti, in modo che raggiungano una vera indipendenza economica. Forse così si sconfigge il terrorismo. La marcia per la Pace realizzata pochi mesi fa da Perugia ad Assisi, alla quale la CGIL ha partecipato in massa e con la sua massima espressione, non deve rappresentare un significato simbolico. Quei chilometri percorsi da tantissime persone in concentrazione e preghiera devono incidere profondamente il cuore e il cervello di chi può e deve opporsi ad ogni forma di violenza.

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Il titolo del XV° Congresso CGIL è emblematico: riprogettare il paese – lavori – saperi – diritti – libertà. Dopo cinque anni di governo del centro destra, si evince, imprescindibilmente, dice Solari, Segretario Generale della FILT, “la necessità di definire una proposta e un progetto per la ricostruzione del Paese, per la sua rinascita civile e morale.” A tal proposito, anche Guglielmo Epifani ha dichiarato: “in questi anni non si è creata ricchezza, non è cresciuto il Paese, sono aumentate le disuguaglianze e si è speso di più”.

Tutte le leggi ad personam per favorire il Presidente del Consiglio e qualche suo intimo, oltre a rendere ridicolo ed inaffidabile il nostro Paese a livello europeo e mondiale, hanno comportato differenze e disparità tra cittadini, minando e in alcuni casi eliminando diritti e libertà.  Pur condividendo senza riserve le noti posizioni di totale autonomia della CGIL nei confronti dei partiti politici, si deve auspicare ed augurarsi la vittoria del centro sinistra alle prossime elezioni; riprogettare, infatti, implica un cambiamento della maggioranza e del Governo, considerate anche le tante responsabilità del Governo in carica.

Occorrerà dall’anno prossimo un governo forte che riporti la barra verso i ceti più deboli: lavoratori dipendenti, pensionati e disoccupati. Si renderà necessario apportare modifiche sostanziali a quasi tutte le cosiddette riforme fatte dal centro destra, ad iniziare dalla legge 30, eliminando le precarietà inserite dalla stessa nel mercato del lavoro e garantire a tutti i lavoratori una pensione dignitosa alla fine dell’attività lavorativa; pensare una riforma della scuola che dia risposte alle aspettative dei tanti giovani, garantendo loro un futuro tranquillo attraverso una scelta volontaria degli indirizzi di studio; rivedere la riforma delle pensioni, specie per quel che riguarda l’età anagrafica; sessantacinque anni per molti tipi di lavoro sono davvero tanti. Vi è la necessità di costituire dei fondi pensione “chiusi” in tutte le aziende possibili, in modo da avere il controllo diretto dei lavoratori con la partecipazione degli stessi nei consigli d’amministrazione.

Il 24 di novembre u.s., il Consiglio dei Ministri ha scritto un’altra pagina sconfortante nella storia italiana; il rinvio al 2008 della legge sul T.F.R. comporterà un danno enorme per i giovani lavoratori in particolare. Tutto questo per favorire ancora una volta le attività del Presidente del Consiglio e la lobby delle assicurazioni. Altre vittime del conflitto d’interessi.

A proposito del conflitto d’interessi: dopo cinque anni di questo governo, siamo ormai a fine legislatura, non solo non è stato risolto il problema del Presidente del Consiglio e del Ministro delle Infrastrutture, ma si è addirittura acuito specie dopo l’approvazione della cosiddetta legge Gasparri sulle reti televisive, la percentuale di pubblicità e il digitale terrestre.

Siamo all’inverosimile; negano aiuti economici alle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese e incentivano l’acquisto del decoder. La Lega, con il suo massimo esponente, ex Ministro Bossi, e con i due Ministri Calderoni e Maroni, ha continuato a ricattare il Governo e la maggioranza fino ad arrivare, al giorno 16 Novembre 2005, all’approvazione della devoluzione, anche se i cittadini si pronunciarono chiaramente a favore della legge esistente fino a quel giorno, che affidava alle regioni la gestione di servizi importanti quali la sanità, la scuola, i trasporti.Lasciando allo stato centrale la verifica e il controllo.

Federalismo quindi e non smantellamento dello stato sociale. Sicuramente si andrà al referendum confermativo confidando sulla maturità degli italiani per dire NO a questa legge assurda che frantuma la Costituzione scritta e approvata a seguito delle tante vite distrutte durante e dopo la guerra. La C.E.I., per bocca del Cardinale Ruini, si è dichiarata contraria a questa legge perché inserisce un federalismo non solidale, con gravi problemi per quanto concerne specialmente la sanità. Esiste la quasi certezza, dichiara la C.E.I. che si arrivi “ alla formazione di 20 servizi sanitari regionali senza prevedere eventuali perequazioni”.

Il rischio è che vi siano cittadini di serie “A”, le regioni ricche del Nord, e di serie “B” quelli rimanenti. Riteniamo emblematico l’abbandono di Alleanza Nazionale da parte del Senatore Fisichella e la Sua dichiarazione: “ l’Italia adesso è divisa, più debole politicamente ed economicamente”; rincara la dose Antonio De Poli Assessore Regionale U.D.C. del Veneto e Coordinatore Nazionale per le Politiche Sociali: “i tagli riguardano le fasce più deboli abbiano la dignità di darci delle risposte”.

La nuova legge elettorale a prescindere dal metodo; non si può cambiare le regole del gioco a pochissimi mesi dall’inizio della partita, pone almeno tre grossi problemi di merito: ritornare al proporzionale puro dopo che ormai tutti i maggiori partiti politici si erano dichiarati, compreso Forza Italia, favorevoli al maggioritario, rappresenta un ritorno indietro sicuramente strumentale; le liste bloccate tolgono al cittadino la possibilità di scegliere il candidato, e quindi, fanno venir meno il contatto, che dovrebbe essere continuo, dell’eletto col proprio collegio; il premio di maggioranza insito nella legge, rappresenta un modo truffaldino di far vincere le elezioni a coloro che prenderanno meno voti.

La spiegazione è da ricercarsi proprio nella platea dei piccoli partiti del centro sinistra, alcuni dei quali, sicuramente non supereranno la soglia dello sbarramento e quindi non godranno del premio di maggioranza. A questa maniera, il polo, pur ricevendo meno consenso elettorale, dovrebbe, secondo il disegno furbesco, conservare la maggioranza e il Governo del paese. Il Presidente del Consiglio, a più riprese, ha dichiarato che la legge sulla par condicio, è una legge contro la sua persona, voluta appositamente dalla sinistra per metterlo in difficoltà. E’ arrivato a dire, presenti un gruppo di suoi “luogotenenti” che, “adesso bisogna pensare a cancellarla, è una questione vitale, non sta ne in cielo né in terra questo obbligo di dare spazi uguali a tutti i partiti”.

Ormai da mesi, parla con sempre più insistenza della volontà di modificare la legge, fino al punto da dare al Senatore Malan, uno dei responsabili della comunicazione di F.I., l’incarico di presentare al più presto un disegno di legge. Questo è un altro fiore all’occhiello di un Primo Ministro che governa il Paese facendo quasi esclusivamente gli interessi suoi e della sua azienda. I termini della modifica della legge sono semplici: chi intende utilizzare il mezzo televisivo per la campagna elettorale deve “sborsare” moltissimi euro. Alla fine, il Presidente del Consiglio/Imprenditore, guadagna cospicuamente due volte; crea grosse difficoltà agli avversari politici e rigonfia il suo portafogli.

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Legge finanziaria. Prima di entrare nel merito di quella proposta dal Ministro Tremonti, avverso la quale è stato già consunto uno sciopero generale unitario CGIL CISL UIL di quattro ore, partecipato quasi al 100%, si ritiene doveroso sottolineare che l’ultima legge finanziaria approvata dal Governo di centro sinistra nel 2000 previde investimenti pari a 170.000 miliardi delle vecchie lire in dieci anni per l’innovazione infrastrutturale.

Il disegno di legge finanziaria di Tremonti prevede, nel solo settore trasporti, una serie di tagli che incideranno pesantemente sugli investimenti in infrastrutture. Tutti i segmenti del settore trasporti riceveranno la loro “razione” di tagli pesantissimi: il trasporto pubblico locale, giusto per fare qualche esempio, oltre alla riduzione pari a 27,8 milioni di Euro di contributi previsti dalla legge 211/92, si vedrà ridurre di oltre 60 milioni di Euro i contributi previsti dalla legge 194/98 relativi alla sostituzione di autobus adibiti a trasporto pubblico locale in esercizio da oltre quindici anni.

Altri pesantissimi tagli riguarderanno le ferrovie, la portualità, il sistema viario e purtroppo non finisce qui. Nel settore ferroviario i tagli relativi agli investimenti ammontano a circa 11 miliardi di euro. La conseguenza sarà l’indisponibilità di infrastrutture più moderne e di maggiore capacità ancora per lungo tempo (mancheranno risorse per i nodi, per le linee tradizionali e gli investimenti al Sud sono stati ancora una volta azzerati). Con la legge finanziaria 2006 sono stati inoltre tagliati a FS 550 milioni di euro di trasferimenti in conto esercizio che graveranno direttamente sul già disastrato bilancio di FS. Il risultato della mancanza di una politica di sostegno al trasporto collettivo merci e viaggiatori sono sotto gli occhi di tutti e rappresenta uno dei motivi determinanti per la crisi di competitività che attanaglia il nostro Paese. Sono state rimosse quasi tutte le risorse inizialmente previste per il Mezzogiorno; vi è un’assenza totale di risorse per le politiche industriali e per gli ammortizzatori sociali. Una manovra che prevede, a detta di analisti al di sopra delle parti, una perdita di oltre 100 mila posti di lavoro, specie nella pubblica amministrazione. Dulcis in fundo il taglio dei trasferimenti agli enti locali pari al 10% circa e allo stato sociale.

Questo provvedimento, ha le stesse caratteristiche di gravità dei precedenti, poiché costringerà le Regioni, le Province ed i Comuni, ad aumentare le tasse e/o a ridurre i servizi, specie i servizi sociali come trasporti, asili nido, sanità ecc. I tagli allo stato sociale, specialmente quelli alla sanità rappresenteranno per molte famiglie il colpo di grazia finale. Sono circa tre milioni le famiglie che, nel nostro Paese, vivono in condizioni di povertà relativa, per un totale di circa otto milioni di persone; eppure non esiste una legge contro la povertà, con il reddito minimo d’inserimento. Sarebbe servita una riforma radicale allo stato sociale che desse certezze della riduzione delle disuguaglianze, e dell’estensione del concetto di solidarietà; un’attenzione particolare verso i poveri, gli anziani e tutti coloro che hanno un reddito al di sotto della soglia minima di sopravvivenza.

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Altro tema importante che sicuramente impegnerà il Congresso in un ampio e interessante dibattito, è quello relativo alle politiche contrattuali. Da più parti, specie da altre Organizzazioni Sindacali, arrivano segnali di sofferenza verso l’accordo di Luglio ’93; vi sono spinte in direzione di una modifica sostanziale, che partono dal mancato recupero dei salari rispetto alle reali necessità delle famiglie, per arrivare a chiedere di indebolire e/o eliminare in quasi tutti i settori produttivi la contrattazione di primo livello, incentivando fortemente quella decentrata o aziendale.

Tal eventuale nuova condizione, potrebbe rappresentare un ritorno pericolosissimo alla contrattazione individuale; il cosiddetto “caporalato” strenuamente combattuto dalla CGIL fin dai tempi di Di Vittorio. La posizione giusta potrebbe essere: fermo restando la rivendicazione di una politica redistributiva che sostenga efficacemente il lavoro dipendente, assegnare alla contrattazione collettiva nazionale il posto importante che ha occupato sino ad oggi, integrandola, laddove necessaria, da una contrattazione aziendale per le questioni peculiari e di territorio.

Serve uno sforzo da parte di tutti per dare alla mondializzazione una guida democratica che riduca notevolmente le ingiustizie: civilizzi e umanizzi la globalizzazione, garantisca i diritti, il lavoro, l’autonomia e l’indipendenza a tutti i cittadini del globo. Per fare questo, è necessario e urgente che la politica a livello mondiale riprenda il proprio ruolo di guida di questi processi, riducendo i conflitti e governando gli equilibri globali. Occorre eliminare lo sfruttamento e produrre sviluppo, questo può restituire alla politica una funzione centrale e determinante per il governo delle crisi, così com’è indispensabile ridurre l’enorme differenza tra il Nord e Sud del mondo, per recuperare il deficit democratico e il consenso dei cittadini del mondo.

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La FILT CGIL a tutti e tre i livelli: Nazionale, Regionale e Comprensoriale, è da sempre impegnata in vertenze a favore dello Sviluppo dei Trasporti per tutelare i diritti dei lavoratori e i livelli occupazionali, e rendere più competitivo il Paese suggerendo interventi di Innovazione Infrastrutturali e investimenti da inserire nei vari Piani dei Trasporti, generale, regionale e di bacino. La Filt Nazionale, dopo il successo ottenuto assieme agli altri due sindacati unitari nel settore autoferrotranvieri con la conclusione positiva della vertenza “malattia”, ribadendo il diritto dei lavoratori ad un trattamento equo rispetto a tutti gli altri appartenenti ai vari settori produttivi, convincendo in pratica le due associazioni datoriali, Asstra e Anav, che le richieste dei sindacati unitari erano in linea con tutti gli altri contratti collettivi, e che si tendeva solo ad eliminare le disuguaglianze, ha presentato, qualche giorno fa, la piattaforma rivendicativa unitaria per il rinnovo del secondo biennio economico 2006-2007 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Trasporto Pubblico Locale.

In considerazione dell’andamento dell’inflazione e la pressante necessità di tutelare il reddito da lavoro dipendente, le OO.SS. hanno avanzato una richiesta di rivalutazione del 6% delle retribuzioni pari ad un valore, al parametro medio di Euro 111.00. Nei mesi di ottobre e novembre, dopo molti sforzi e sacrifici da parte dei lavoratori interessati, sono stati finalmente rinnovati i contratti, scaduti da molto tempo, dei settori merci e supporto ferroviario; due settori questi ultimi dove, purtroppo, i diritti e le giuste aspettative degli addetti non sempre sono tutelati e rispettati. Lo sforzo prodotto infatti dal Sindacato, è andato proprio in direzione di allineare i due contratti a tutti glia altri della Categoria.

Vi è stata anche un’attenzione particolare ed importante alla parte normativa ed economica, condivisa dai lavoratori che hanno manifestato il loro consenso attraverso la risposta positiva al referendum promosso dai sindacati e molto partecipato. Attualmente la struttura Nazionale è impegnata in una vertenza difficilissima nei confronti del gruppo FS e principalmente con le due società più rappresentative: Rete Ferroviaria Italiana e Trenitalia. La contestazione maggiore riguarda la mutata strategia d’impresa. Alcuni provvedimenti messi in atto denotano un chiaro tentativo di ridurre le attività trasportistiche sia viaggiatori che merci, maggiormente per quanto attiene il meridione in generale; la Puglia e la Provincia di Foggia in particolare.

La dirigenza aziendale ha tra l’altro, fortemente strumentalizzato il problema delle pulizie sui treni, giustamente amplificato da tutta la stampa nazionale, e anziché mettere in atto provvedimenti urgenti per risolvere il problema, ha pensato bene di sopprimere su tutto il territorio circa cinquecento treni e ridurre sugli altri la composizione riducendo il numero delle carrozze. La nuova inclinazione dell’impresa, aggiunta agli effetti devastanti della finanziaria rischiano di affossare irrimediabilmente il trasporto ferroviario.

Per tutto questo, assieme ad altri importanti problemi di gestione come il mancato rispetto delle relazioni industriali previste dal contratto, azioni unilaterali messe in atto in materia di lavoro, mancato rispetto degli accordi nazionali del 19 aprile e 23 giugno 2005 sul sistema VACMA/SCMT, è stato consunto il 12 dicembre u.s., dopo un incontro insoddisfacente con l’Amministratore Delegato, uno sciopero nazionale di otto ore, proclamato da tutti sindacati, e partecipato da oltre l’ottanta per cento dei ferrovieri. Altra vertenza importante, del livello nazionale, riguarda il settore viario e in particolare l’ANAS.

Il giorno 30 novembre 2005 infatti, la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva oltre al Decreto Fiscale che ha in pratica tagliato quasi totalmente gli investimenti riducendo notevolmente le attività, il testo relativo all’apertura dei processi di privatizzazione e spezzettamento dell’azienda, nonché all’introduzione di pedaggi reali anche per alcune Strade Statali. Si tratta di privatizzazione selvaggia voluta e ottenuta dal Ministro Lunardi, qualcuno dice per favorire la Sua azienda e le tante attività della famiglia nel settore. Il giorno dopo, primo di dicembre, sono scattati i primi licenziamenti dei lavoratori precari dell’Anas di Roma, i quali hanno inscenato una prima manifestazione sotto il Ministero delle Infrastrutture.

La Filt Nazionale e gli altri sindacati di categoria hanno calendarizzato una serie di riunioni per decidere nuove iniziative di lotta e costruire una forte posizione unitaria da contrapporre al Governo, per tutelare i lavoratori in ragione degli innumerevoli problemi che si determineranno per la società, e quindi per i cittadini italiani e per i dipendenti. La Filt Puglia, accompagnata da tutti gli altri Sindacati Confederali e autonomi del comparto ferroviario nel territorio regionale, sta portando avanti una vertenza, sempre contro il gruppo FS, con due scioperi peraltro già consunti; partecipati dai ferrovieri pugliesi con percentuali che in alcuni settori sono andati vicinissimi alla totalità degli addetti, e che si contraddistingue maggiormente per le peculiarità e specificità del trasporto regionale e lunga percorrenza, senza tralasciare, nei confronti di Rete Ferroviaria Italiana Direzione Compartimentale di Bari per la Puglia, una spinta determinata verso l’innovazione infrastrutturale di tutta la Regione.

I punti salienti della vertenza sono: sicurezza delle linee ferroviarie dopo gli ultimi incidenti occorsi, difesa del settore manutenzione veicoli rispetto a pericolosi segnali di esternalizzazione di importanti attività proprie del settore, come le lavorazioni sui treni ad alta frequentazione (TAF) assegnati all’Officina Grandi Riparazioni di Foggia, evitare il continuo ricorso alle disabilitazioni e/o chiusure di stazioni-biglietterie e impianti merci, incremento degli organici attraverso nuove assunzioni, per coprire le numerose mancanze di Macchinisti, Capitreno, Manovratori e Tecnici Manutentori.

Per fortuna, in questa disputa, le organizzazioni sindacali dopo il cambio di governo avvenuto alle Regione Puglia, hanno avuto come alleato inatteso, l’Assessore ai Trasporti regionale, in quale ha assunto una posizione di forte critica manifestata a livello epistolare con ben due note nei confronti dell’Amministratore Delegato di Trenitalia e dell’intero gruppo FS. Nella seconda nota, resa peraltro pubblica da un comunicato stampa, denunciava, senza mezzi termini il disaccordo e la preoccupazione dell’Assessorato circa “la paventata chiusura di alcune linee ferroviarie considerate da Trenitalia deboli quali : la Barletta-Spinazzola, la Gioia-Rocchetta e la Foggia Manfredonia”.

Siamo in attesa di risposte chiare prima di riprendere eventualmente lo scontro. Alcune settimane fa , presso la sede della Provincia di Foggia, si è tenuto un incontro tra l’Assessore regionale ai trasporti, il Direttore Compartimentale per la Puglia di Rete Ferroviaria Italiana, un delegato e il Presidente della Provincia con l’Assessore provinciale ai trasporti.

L’argomento all’ordine del giorno, ha riguardato, la possibilità di costruire ad alcuni chilometri dalla punta estrema degli scambi di Foggia, verso Cervaro, una nuova stazione nella quale espletare, eventualmente, il servizio viaggiatori per i treni diretti Napoli e Roma. In buona sostanza, detti treni, non giungendo più nell’attuale stazione ferroviaria; di regresso da Bari verso Campania e Lazio eviterebbero una perdita di tempo sulla percorrenza complessiva di 6/8 minuti, non avendo la necessità di modificare la composizione della locomotiva. La necessità, a detta dei Dirigenti di Rete Ferroviaria Italiana, va ravvisata nell’estensione dell’alta velocità ai collegamenti Bari-Napoli e Bari-Roma.

Abbiamo, assieme alla Confederazione, avvertito l’esigenza di un confronto con l’Istituzione e successivamente con l’Ente di spesa per capire bene la finalità del progetto. Non si può certamente essere, e noi non lo siamo, pregiudizialmente contrari alle innovazioni, occorre però fare chiarezza sia sul metodo che nel merito. Un’operazione di queste dimensioni; bypassare l’attuale stazione di Foggia dai servizi da e per Roma e Napoli, e comunque costringere i cittadini utenti a recarsi in un altro sito, dovrebbe, nelle more, coinvolgere tutte le rappresentanze sociali ed avere da queste un parere/consenso.

Non si può pensare di decidere tutto nel chiuso di una stanza istituzionale e lasciare che ad informare i rappresentanti dei cittadini fosse la stampa. Se i Sindacati Confederali e le loro Categorie dei trasporti non avessero espressamente chiesto un incontro forse oggi non staremmo a parlare di questo. Per quanto attiene il merito; intanto va precisato che la questione “alta velocità” non può assolutamente interessare questo progetto per due ordini di motivi: primo perché non rientra nella strategia del gruppo FS la realizzazione di questo sistema nelle relazioni ferroviarie da e per la Puglia, secondo perché tecnicamente impossibile in quanto manca la condizione indispensabile; la completezza del doppio binario sull’intera relazione e tutti sanno che da Bari a Roma, quasi tutta la tratta Foggia Benevento, risulta essere esercitata a semplice binario, e che la eventuale realizzazione del doppio binario, avrà, ammesso che permanga la volontà, tempi lunghissimi e costi esorbitanti.

Altre perplessità, riguardano l’entità complessiva dell’investimento, l’utilità dello stesso e se trova idonea collocazione rispetto alle necessità complessive del territorio. Si è convenuto, alla fine, sulla necessità imprescindibile di un successivo ed urgente incontro tra tutte le parti per un approfondimento della questione.

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“Trasporti: asse portante per lo sviluppo del territorio”. Il titolo del nostro VIII° Congresso, di per sé annuncia l’interesse della FILT per l’importante iniziativa della CGIL di Foggia assieme agli altri due Sindacati Confederali: la realizzazione e la presentazione alle Istituzioni tutte e agli Enti di spesa della Piattaforma per lo Sviluppo della Capitanata; una proposta programmatica a media e lunga gittata che detta senza mezzi termini cosa occorre fare, e chi deve farlo, per fare uscire la nostra provincia dal pantano rappresentato dall’altissima percentuale di disoccupazione diffusa, specie tra i giovani, che purtroppo, anche se non giustifica, spinge verso l’illegalità e la disobbedienza civile.

Parlare di sviluppo, di creazione di distretti industriali; stimolare le imprese ad investire nel territorio, può essere possibile solo se si mette a disposizione una condizione logistica sufficiente e un trasporto veloce ed efficiente che consente ai prodotti finiti il raggiungimento dei mercati non solo italiani, ma europei e mondiali, il più velocemente possibile. Per questo motivo, abbiamo, con enfasi, dato la nostra collaborazione, relativamente alle questioni di infrastrutture e dei trasporti, alla stesura della piattaforma. E’ purtroppo notorio, l’impoverimento di dotazione infrastrutturale del territorio della nostra provincia.

Da qui la necessità imprescindibile di azioni programmatiche e di alcuni investimenti che devono garantire lo sviluppo e la valorizzazione del tessuto economico e produttivo attraverso un moderno sistema di trasporti intermodale e integrato. Sicuramente, non può pesare solo sulle Istituzioni l’onere di investimenti così cospicui, l’imprenditoria nostrana deve avere una parte attiva e significativa. Le imprese devono necessariamente svolgere un ruolo diverso; devono essere più presenti nella programmazione degli investimenti per le infrastrutture, considerati anche, gli enormi benefici che si avrebbero per la competitività delle industrie.

Gli insediamenti produttivi del contratto d’area di Manfredonia, dei patti territoriali di Ascoli-Candela e del distretto industriale di Incoronata oltre che delle necessità per l’industria agro alimentare di Cerignola, hanno necessità di movimentare migliaia di tonnellate sia di materie prime sia di prodotti finiti, e purtroppo, già oggi non risulta possibile soddisfare la domanda di traffico, né si può pensare di continuare ad affidare tutto il trasporto ad uno solo vettore. Occorre urgentemente, considerate le possibilità di sviluppo della produzione, intervenire sull’innovazione infrastrutturale.

Fatta salva, speriamo, la volontà del Governo di stanziare le risorse previste per la totale ristrutturazione del porto alti fondali di Manfredonia, e la volontà della nuova Giunta Regionale ad inserire anche quello di Manfredonia nel Piano Regionale dei Trasportitra i porti strategici, considerato che il governo Fitto l’aveva cassato, si deve partire proprio dal porto per la realizzazione dell’intermodalità Ferro/Mare, attraverso la ristrutturazione dello scalo merci di Incoronata, gia esistente e funzionante, collegandolo con l’interporto di Cerignola e la stazione di Frattarolo, dalla quale, esiste attualmente un binario collegato col porto.

Questi interventi, associati al completamento del doppio binario da S.Severo ad Ortona che si realizzerà totalmente entro il 2007 daranno risposte essenziali e positive alle necessità produttive. In pratica, si può ottenere un’importante servigio per la nostra terra e la nostra economia veramente con pochi “spiccioli”, rispetto ai roboanti e ridondanti investimenti realizzati e/o in fase di realizzazione in altre parti del Paese. La risposta più importante in termini di trasporti, per la necessità di qualsiasi territorio, è il raggiungimento della intermodalità completa: Ferro/Mare/Gomma. Per questo motivo, è importante realizzare in contemporanea a quelli di cui sopra, interventi sul settore viario, anch’esso trainante per l’economia del territorio.

A questo proposito, possiamo ben dire che finalmente, dopo anni di tribolazioni e centinaia di morti, si sta per risolvere il problema dell’allargamento della S.S. 16 bis da Foggia a Cerignola. I lavori sono iniziati da un pezzo e pare che per quanto riguarda il finanziamento complessivo dell’opera non ci siano problemi. Purtroppo, non ci è consentito essere parimenti soddisfatti per quanto riguarda il tratto Nord della 16, continuano ad esistere enormi problemi specie da Foggia a S. Severo che creano forti rallentamenti e che sicuramente non invogliano l’incremento del traffico turistico/religioso per S. Giovanni Rotondo anche perché non ancora completato il potenziamento della S.S.89. L’idea di Europa come unica patria, la necessità di raggiungere il più velocemente possibile le mete prefisse, la globalizzazione dei mercati, taglia nettamente fuori da ogni progetto di sviluppo quei territori sprovvisti di trasporto aereo.

Da qui la necessità di una riflessione serena sulla gestione dell’infrastruttura (aeroporto) e sulla possibilità di incentivare il o gli eventuali vettori. All’interno di un ragionamento giusto di razionalizzare i siti infrastrutturali e il loro utilizzo anche all’interno di un sistema Regionale dei trasporti senza ridondanze di costi, si deve necessariamente partire dal Gino Lisa; struttura gia idonea per ospitare velivoli fino a 80/100 posti, eliminando qualche ostacolo e modificando il cono di atterraggio così come avvenuto a Bari, Napoli, Palermo e Firenze, in modo da poter utilizzare per intero i circa 1600 metri di pista già esistenti in piena sicurezza. Occorre inoltre sollecitare la SEAP, Società di gestione a totale capitale pubblico, a procedere, con urgenza, pena la perdita del finanziamento già deliberato, a realizzare con l’allungamento della pista fino a 2000/2200 metri, senza dover ricorrere a costosi e lunghi tempi per l’esproprio di terreni, ma utilizzando al meglio i terreni attigui e la strada di via Castelluccio. Riteniamo poco percorribile e conveniente per il momento, l’idea SEAP, di una pista trasversale; soluzione tecnica ineccepibile, ma troppo costosa e dai tempi di realizzazione lunghissimi.

Così come consigliamo di accantonare definitivamente l’utilizzo di scali alternativi quali Borgo Mezzanone o Amendola. E’ necessario, trovare in tempi brevi, un accordo, che non può sostenere solo la parte pubblica senza l’ausilio dell’imprenditoria locale che avrebbe grandi ritorni in termini commerciali ed economici, con compagnie aeree solidi ed affidabili, in modo da attivare voli con Milano Linate e successivamente con Roma per le coincidenze internazionali. Analisi di mercato molto attendibili danno per certo che la linea con Milano Linate, entro un anno, diventerà economicamente valida, avendo un bacino di utenza che va ben oltre i confini della Capitanata in quanto il nord barese, il potentino con la sua area industriale, il beneventano , l’avellinese ed il sud Molise sarebbero sicuramente interessati anche in considerazione della velocizzazione dei servizi imbarco/sbarco passeggeri che il Gino Lisa può offrire.

Non possiamo non assegnare alla discussione congressuale una riflessione sul Piano Urbano del Traffico all’interno di un ragionamento complessivo sulla mobilità dei cittadini e delle merci, nonché sulla decongestione del traffico, anche in relazione alla circolazione dei mezzi pubblici extraurbani e alle ricadute del nuovo disegno strategico cittadino sull’Azienda di Trasporto Urbano. E’ stata consunta una prima riunione con i responsabili politici e tecnici del Piano, presente il Sindaco e i responsabili dell’Ataf, nella quale sono stati illustrati gli obiettivi ritenuti fondamentali per le risposte, secondo loro, positive alle esigenze della cittadinanza. Pochissime considerazioni di merito.

Hanno previsto due bretelle di collegamento da via Manfredi a viale Fortore con al centro del piazzale Vittorio Veneto due stazioni per gli autobus extraurbani. Questo progetto: oltre ad essere irrealizzabile nel breve e medio periodo in quanto prevede per la realizzazione della bretella che va dalla stazione verso viale fortore la demolizione d’alcune palazzine abitate oggi abusivamente da molte famiglie, elimina dovendo divellere tre binari del fascio merci la possibilità di continuare ad effettuare traffico merci nella stazione di Foggia, non risolve il problema dei mezzi extraurbani non prevedendo la realizzazione di una vera e propria stazione bus.

La prima risposta dei sindacati confederali è stata di insoddisfazione, giacché non è tenuta in considerazione la proposta della Categoria circa la possibilità di costruire una stazione di interscambio su viale Fortore da raggiungere attraverso l’allungamento del sottopasso ferroviario, inoltre ed ingiustificatamente, non dà risposte alle domande relative alle ricadute sull’Azienda di trasporto cittadino laddove è in piena fase la contrattazione del piano d’impresa. Come può, l’Ente proprietatario dell’Azienda, far proseguire il confronto con i sindacati su un piano che fotografa l’attuale città con gli attuali problemi e non la città futura che potrebbe o dovrebbe venire fuori dal PUT anche attraverso gli emendamenti delle parti sociali?

Come può oggi prevedersi la perdita di 75 posti di lavoro senza tenere conto delle probabili diverse necessità e delle possibili attività trasportistiche aggiuntive dopo l’approvazione definitiva del Piano? A questi interrogativi c’è stata una solita cantilenante risposta: occorre risanare il bilancio e quindi tagliare i posti di lavoro. Sicuramente un sindacato che si rispetti non può accettare questa logica perdente e mortificante, pur tuttavia, abbiamo continuato la contrattazione, anche con lo spettro delle annunciate dimissioni al 31 dicembre ’05 del Presidente, questo a dimostrazione di quanto il Sindacato ha a cuore le sorti della Società.

Continueremo sicuramente la negoziazione col Consiglio d’Amministrazione. Porteremo avanti la nostra proposta nel tentativo di ridurre sì il deficit aziendale, che purtroppo altri e non i lavoratori hanno causato (non dimentichiamo l’esborso di 10 Miliardi delle vecchie lire per la Federico II), senza pur tuttavia rinunciare alla difesa dei diritti sacrosanti. Nessuno farà barricate, discuteremo anche di orario di lavoro e dimostreremo che i lavoratori intendono fare la loro parte nel tentativo di salvare l’impresa, anche perché rappresenta la loro unica fonte di sostentamento, senza pur tuttavia accettare supinamente le proposte redatte nel piano. Siamo in grado, assieme a Fit e Uilt, di stilare e presentare una proposta alternativa competitiva, sulla quale chiederemo ai Dirigenti di pronunciarsi. Non siamo guerrafondai e lo abbiamo ampiamente dimostrato accettando il confronto, questo però non vuol significare debolezza. Se dovesse essere necessario passeremo dal confronto allo scontro, mettendo in atto forme di lotta anche dure ma previste dall’attuale ordinamento.

Anche se qualcuno ha tentato di minimizzare, nel piano d’impresa si parla di ricorso ai licenziamenti Attenzione perché questo Sindacato; il Sindacato Unitario dei Trasporti FILT CGIL FIT CISL e UILT UIL non farà sconti a nessuno e metterà in campo tutta la forza di cui dispone in difesa dei lavoratori rappresentati.

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SITUAZIONE ORGANIZZATIVA Essendo ormai alla fine dell’anno siamo in grado di fare un bilancio politico/organizzativo preciso che fotografA la situazione complessiva della nostra Federazione. Per quanto riguarda la situazione politica, la Filt è intervenuta sempre e con grande efficacia nelle iniziative e su tutti i temi che hanno riguardato le questioni infrastrutturali, la logistica e i trasporti, dando una valida collaborazione, ogni volta che è stata chiesta, alla Confederazione, fino ad arrivare a costruire ed esplicitare assieme posizioni precise per ciò che ha riguardato alcune necessità del territorio prima citate.

Non è sicuramente inoltre, venuta meno al ruolo contrattuale che le è proprio, mettendo sempre al primo posto la strenua difesa dei diritti dei lavoratori. Per questo, anche questo anno, così come accade da tempo, ha superato ad oggi, il 100% degli iscritti. Questo rappresenta un merito ascrivibile a tutti i compagni che hanno collaborato con il Direttivo e l’esecutivo in situazioni non certo facili. Abbiamo superato, tutti insieme, tante difficoltà; le ristrettezze economiche hanno consigliato, ed a volte costretto a ridurre l’attività, avremmo voluto intensificare l’attività formativa per le nuove leve anche quest’anno come gli anni scorsi, ma non è stato purtroppo possibile per mancanza di fondi.

Il continuo ricorso da parte di alcune aziende ai prepensionamenti e ai pensionamenti incentivati non ci ha permesso di aumentare la quantità degli iscritti, superando abbondantemente in 100% e quindi incrementare l’unica fonte di entrate. Ritengo consigliabile, rispetto all’esperienza relativa all’ultimo quadriennio, per un buon funzionamento della struttura, un esecutivo ed un Comitato Direttivo più snello, meno pletorico dell’uscente. Il Comitato Direttivo che sarà eletto da questo Congresso, oltre a dirigere la struttura per i prossimi quattro anni, sarà chiamato ad un altro compito importante, quello di eleggere il nuovo Segretario Generale essendo chi vi parla giunto alla scadenza del secondo mandato.

Conoscendo molto bene i compagni, il loro attaccamento all’organizzazione, la passione che li spinge ad esercitare un ruolo, quello del dirigente sindacale, sicuramente molto difficile e di responsabilità, sono certo che faranno la scelta giusta nell’elezione del nuovo responsabile in modo che la Filt possa continuare, come sempre, a svolgere con grande attenzione e impegno il ruolo che gli è proprio; la difesa dei diritti di tutti i lavoratori.

Grazie a tutti. Luigi Vinciguerra

Foggia, 21.12.2005

 


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